Fonti rinnovabili: la visione che manca
L'industria energetica e la politica nostrana affrontano l'emergenza delle fonti rinnovabili (FER) come un "problema". Le reazioni dell'establishment ricordano l'aggressività dei traghettatori a remi della Senna di fronte alla minaccia del traghetto a vapore di Robert Fulton. La quota di FER nel parco installato di produzione elettrica sta, infatti, forzando il "business as usual" del mercato energetico.
Questi, in sintesi, gli argomenti addotti: [1] gli investimenti effettuati nelle centrali termoelettriche non sono remunerati a causa del rallentamento della congiuntura e dell'avanzare del parco FER, [2]
la rete elettrica non è adeguata alle intermittenze delle FER (eolico e fv), [3] nel frattempo concediamo ricchi incentivi a produttori stranieri di pannelli e pale eoliche invece di [4] sostenere la produzione nostrana con il carbone c.d. "pulito" e il gas - fino a coprire il 60% del fabbisogno.
Gli argomenti hanno senso osservando lo scenario nello specchietto retrovisore. Guardando avanti la situazione è diversa:
[1] che le centrali termoelettriche abbiano riserve di capacità è una necessità ed una sicurezza: è necessario disporre di capacità pronta proprio per sopperire alle intermittenze delle FER, per disporre di margini in caso di black out nelle importazioni, per selezionare le centrali meno efficienti di cui programmare la chiusura man mano che non saranno più necessarie. Il costo del mantenimento della extra-capacità - per la parte di costo legata alla disponibilità di potenza - deve essere sostenuto, correttamente, dalle FER; [2] per ridurre tale costo occorre sviluppare a) sistemi di previsione della produzione elettrica da FER, b) sistemi di storage; ma è [3] l'incentivazione delle FER la spina più dolorosa: innanzitutto, se i produttori sono per lo più stranieri il problema non è l'incentivo, ma il sistema produttivo; che non investe a causa di un quadro normativo volatile e a causa dell'incauto smantellamento di due industrie manifatturiere chiave per gli apparati a FER: l'elettronica (per i contributi di know hoe nella produzione di pannelli ed i sistemi di storage) e le telecomunicazioni (per le conoscenze delle reti necessarie per sviluppare sistemi di smart grid).
In ultimo luogo il meccanismo di regolazione delle tariffe: il sottosegretario del Min. SVE sostiene che calibrare gli incentivi del fotovoltaico è "estremamente difficile" e che c'è "asimmetria di informazione". D'accordo, ma chi ha deciso che debba essere il suo ufficio a doversene occupare? Il meccanismo di regolazione degli incentivi è analogo alla gestione del tasso di sconto: più c'è liquidità più si riduce il tasso, equivalente a: più si installano pannelli più si riduce la tariffa. E' complesso - certo - e va fatto da tecnici, infatti, non da politici. Allora, se il tasso di sconto è regolato dalle banche centrali, indipendenti dai governi, perchè la regolazione delle tariffe non è affidata all'Autorità per l'Energia Elettrica? Sarebbe finalmente indipendente da questo o quel ministero, che tira per una o per un'altra fonte, stravolgendo il settore ogni sei mesi.
[4] Il carbone pulito: qualcuno spieghi come funziona, quali costi/emissioni comporta l'approvvigionamento di matera prima, qual'è il bilancio energetico complessivo e quali le emissioni, poi ne parliamo.
Ma è il paradigma che deve cambiare: da energia "tutto e subito" a disponibilità "da prenotare" e a modifiche del profilo di utilizzo in armonia con le disponibilità.
Naturalmente ci vuole tempo e occorrono investimenti nelle reti, nei sistemi di accumulo e nei sistemi di previsione dei consumi. Ma questa è la "visione" da sostenere: una strategia di lungo periodo che veda le FER come fonte primaria, non come fonte "alternativa" da sopportare controvoglia. Non c'è scampo. Solo così si potranno ridurre le emissioni e la dipendenza dall'approvvigionamento di materie prime.
E, come i traghettatori non hanno inventato la nave a vapore è chiaro che non saranno i petrolieri, i gestori di centrali, i cercartori di giacimenti di gas ed i loro sponsor a diventare i deus-ex-machina di un sistema energetico a maggioranza FER.
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